Paste della Nonna Giulia

PASTE DELLA NONNA GIULIA ricetta di Luciana

Ingredienti

1 kg di farina

6 uova

3 etti di zucchero

1 bicchiere di olio (evo, nella ricetta originale, o di semi)

1 bicchiere di latte

scorza grattugiata e succo di limone

vanillina (non prevista nella ricetta originale)

mezza bustina (10 g) di ammoniaca per dolci

a piacere, gocce di cioccolato

Procedimento

Mescolare tutti gli ingredienti, aggiungendo per ultimo il latte appena tiepido in cui sarà stata sciolta l'ammoniaca per dolci (fare attenzione, perchè tende a gonfiarsi). Si può impastare con l'impastatrice o, alla moda antca, a mano. Si formerà un impasto piuttosto appiccicoso che però si staccherà bene dalla spianatoia usando un po' di farina. Formare dei "bigoli" (cordoncini) di circa 3/4 centimetri di diametro (secondo quanto si vogliono grandi i biscotti). Tagliarli della lunghezza desiderata (dai 5 ai 10 centimetri). Porli sulla placca del forno molto distanziati perchè tenderanno ad allargarsi.

Cuocere in forno statico a 180 gradi per circa 15 minuti o più (non devono colorire eccessivamente).


AVVERTENZE: durante la cottura si sviluppa un odore di ammoniaca che però scompare a fine cottura (arieggare il locale). L'ammoniaca per dolci è un lievito che rende areati ma compatti e leggeri questi biscotti, particolarmente adatti da inzuppare. La dose di zucchero può essere aumentata perchè, con quella prevista dalla ricetta originale, non sono particolarmente dolci, ma questa è la loro particolarità.


VARIANTI: a piacere, si possono aggiungere gocce di cioccolato all'impasto.


NOTA: queste "paste", così erano chiamati queti biscotti, derivano da una ricetta molto antica della tradizione eugubina. Erano tipici della "casa dei Mosconi", i "molinari" di Madonna del Ponte, una frazione del Comune di Gubbio (PG) a cui apparteneva la "Nonna Giulia" ed erano mutuati dalla tradizione pasticcera dei Frati del Convento di San Secondo di Gubbio. Le famiglie di una volta ne facevano grandi quantità e li conservavano a lungo in sacchi di carta. Li consumavano inzuppati nel latte, nel caffelatte, nell'orzo, nel vino, nel vinsanto, nel tè e nel karkadè.