"L'esplosione futurista. Ritmo, movimento, azione. I cardini della poetica di Umberto Boccioni"
"L'esplosione futurista. Ritmo, movimento, azione. I cardini della poetica di Umberto Boccioni"
Lezione della Prof.ssa Nadia Spogli
14 aprile 2026
Martedì 14 aprile 2026 la Prof.ssa Nadia Spogli ha approfondito il panorama delle avanguardie del Novecento con la lezione dal titolo: "L'esplosione futurista. Ritmo, movimento, azione. I cardini della poetica di Umberto Boccioni."
L’esplosione futurista
Il primo movimento di Avanguardia in Italia nasce il 10 febbraio 1909, quando sul quotidiano francese “Le Figarò” fu pubblicato “Fondazione e Manifesto del Futurismo”, testo firmato dal poeta Filippo Tommaso Marinetti.
Nel manifesto Marinetti, formatosi a Parigi nella corrente simbolista, chiamava a raccolta artisti e letterati, invitandoli al contrapporsi alla cultura attuale, “il passatismo”, troppo conservatrice e attaccata alla tradizione. Marinetti articolò il testo in forma di proclama in undici punti, nel quale scandì di voler far nascere una nuova era proiettata verso il futuro.
Il linguaggio era volutamente aggressivo (“la guerra come igiene del mondo”, “un’automobile da corsa è più bella della Vittoria di Samotracia”, “noi vogliamo distruggere musei, biblioteche, accademie”) perché per il poeta, l’Italia aveva bisogno di una svolta dal punto di vista culturale e artistico. Tale rinnovamento delle arti era direttamente collegato alla realtà della civiltà industriale caratterizzata dalle macchine e dai miti del progresso e della velocità. Nel 1910, da un incontro nel vivace ambiente culturale milanese tra Marinetti, Boccioni, Carrà, Russolo, Severini e Balla, si formò il gruppo pronto ad aderire con entusiasmo al nascente movimento e firmare il “Manifesto dei pittori futuristi”.
Molti furono i giovani artisti che risposero all’elettrizzante richiamo del Manifesto, soprattutto per la sua esaltazione della modernità, tanto che negli anni successivi furono pubblicati testi programmatici futuristi dedicati alle singole arti (architettura, scultura, letteratura e musica). L’esaltazione della lotta, dell’azione, il motto marinettiano “lo schiaffo e il pugno” portò questi artisti ad impegnarsi attivamente per l’interventismo bellico nell’acceso dibattito legato all’ingresso dell’Italia nella Prima guerra mondiale.
Purtroppo la stagione creativa dei futuristi, all’inizio della guerra, cominciò ad esaurirsi e con essa venne la fine del gruppo. Boccioni e Sant’Elia morirono durante il conflitto, Severini lasciò l’Italia alla volta della Francia, Carrà si impegnò in uno stile più rinascimentale. L’eredità di Boccioni passò a Giacomo Balla e agli artisti delle generazioni successive, mentre la sede del movimento si spostò da Milano a Roma. Marinetti, pur continuando a dichiararsi contrario al passatismo, scenderà a compromessi con la cultura del periodo e nel 1929 verrà nominato Accademico d’Italia.
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