Orchidee spontanee dell' Appennino Umbro - Marchigiano
Orchidee spontanee dell' Appennino Umbro - Marchigiano
Lezione del Prof. Mirko Berardi
14 Gennaio 2026
Mercoledì 14 gennaio 2026, presso la sede dell'Università Terza Età – Città di Gubbio, si è svolta la lezione del professore Mirko Berardi dal titolo:
“Orchidee spontanee dell'Appennino umbro- marchigiano” .
Nel corso dell'incontro il docente ha illustrato le principali orchidee selvatiche dell'Appennino umbro- marchigiano, appartenenti alla famiglia delle Orchidaceae europee, soffermandosi in particolare sui generi Anacamptis, Orchis, Ophrys e Dactylorhiza, ben rappresentati nei prati e nei versanti calcarei dell'Umbria e delle Marche.
È stato ricordato come in Italia siano presenti oltre 200 tra specie e sottospecie di orchidee spontanee, molte delle quali rintracciabili anche nel territorio appenninico umbro - marchigiano.
La lezione ha descritto gli ambienti preferiti da queste piante: prati aridi e magri (i classici pascoli xerici ricchi di graminacee e leguminose), pascoli, radure e margini di boschi di latifoglie, versanti calcarei e alcune conche più umide, dove il suolo non viene lavorato in modo intensivo e lo sfalcio è tradizionale, tutti ambienti questi molto diffusi proprio sui rilievi dell'Appennino umbro‑marchigiano e dei Sibillini .
Particolare attenzione è stata dedicata al ruolo delle pratiche agricole estensive, dell'abbandono dei pascoli e dell'avanzata del bosco, fattori che stanno modificando gli habitat e riducendo le popolazioni di orchidee selvatiche.
Il professor Berardi si è soffermato su alcune specie caratteristiche: ad esempio l' Anacamptis morio (orchidea minore), piccola pianta primaverile dei prati magri; l' Anacamptis papilionacea (orchidea farfalla), con grandi fiori vistosi; la Dactylorhiza sambucina, riconoscibile per le infiorescenze gialle o porpora; e diverse Ophrys, come Ophrys sphegodes e Ophrys apifera, note per i fiori che imitano la forma ei colori di api e altri insetti.
È stata spiegata la straordinaria strategia di impollinazione di molte Ophrys, che ricorrono alla “pseudocopula”: il fiore imita la femmina dell'insetto, inducendo il maschio a un falso accoppiamento che garantisce il trasferimento del polline.
Un passaggio importante è stato dedicato alla biologia nascosta delle orchidee spontanee: semi minuscoli, privi di riserve, che per germinare hanno bisogno dell'incontro con specifici funghi micorrizici nel suolo, e cicli vitali che possono prevedere anni di vita sotterranea prima della prima fioritura. Questa complessa dipendenza da funghi e impollinatori rende le orchidee particolarmente sensibili ai cambiamenti climatici, all'uso di pesticidi e all'eccessivo disturbo dell'habitat.
Durante la lezione sono state richiamate anche le norme di tutela: in Umbria tutte le orchidee spontanee sono protette da leggi regionali che ne vietano la raccolta e la distruzione degli habitat; è stato ribadito l'invito a osservare e fotografare i fiori senza asportarli, limitandosi a percorrere i sentieri e rispettare i prati fioriti.
Alcuni progetti europei, come LifeOrchids , lavorano per il ripristino degli ambienti pratici e la conservazione delle specie più rare, cosa da cui consegue che la conoscenza e la sensibilità del pubblico sono strumenti fondamentali di protezione.
La lezione ha offerto ai presenti non solo un'introduzione scientifica, ma anche uno sguardo appassionato sulla bellezza discreta delle orchidee spontanee dell'Appennino umbro, incoraggiando a riconoscerle sul campo nelle uscite primaverili.