L'Ecole de Paris: Amedeo Modigliani il livornese di Montparnasse
L'Ecole de Paris: Amedeo Modigliani il livornese di Montparnasse
Lezione della Prof.ssa Nadia Spogli
15 Gennaio 2026
“L’Ecole de Paris: Amedeo Modigliani il livornese di Montparnasse”, questo il titolo della lezione tenuta il 15 gennaio 2026 dalla Prof.ssa Nadia Spogli per Università Terza Età Città di Gubbio.
Nel corso dell'incontro, la docente ha tracciato un intenso ritratto dell'artista toscano, ripercorrendo il suo percorso umano e creativo: dagli esordi a Livorno alla Parigi degli inizi del Novecento, dove Modigliani entrò in contatto con i grandi protagonisti dell'Ecole de Paris in un ambiente cosmopolita e vibrante di fermenti artistici.
L’Ecole de Paris
A partire dall’inizio del secondo decennio del Novecento, il cuore della vita artistica parigina si spostò dal quartiere di Montmartre a quello di Montparnasse. Nei numerosi caffè del quartiere, ritrovo preferito degli artisti, si davano convegno intellettuali, pittori, scultori, scrittori di varia nazionalità e accomunati dalla eterogeneità delle culture, dalla ricerca aperta alla modernità.
In quelle vie di Montparnasse e nei fumosi caffè la compresenza di italiani (Modigliani, Campigli, De Pisis, Severini), spagnoli (Picasso, Gris), russi (Chagall, Survage), rumeni (Brancusi), lituani (Soutine), francesi (Utrillo) offrì un carattere cosmopolita e un linguaggio variegato all’arte parigina, dove si sperimentavano nuove esperienze culturali e libertà creative.
Il ritrovo preferito degli artisti era un edificio a più piani chiamato Ruche (alveare) con numerosi studi. Ciò che a livello esistenziale legava gli artisti di Montparnasse, era un senso di precarietà del vivere che traeva origine da un lato dalla condizione di esiliati di molti di loro, dall’altro dalla drammaticità del momento storico, mentre ciò che li accomunava dal punto di vista artistico era il fatto di mantenersi indipendenti dalle correnti che si svilupparono in quegli anni.
Per le profonde differenze di ricerca e di stile che li caratterizzavano, questi maestri della pittura e scultura non possono essere inseriti nel quadro generale delle Avanguardie storiche e sono stati perciò raggruppati sotto la definizione di “Scuola di Parigi”.
Amedeo Modigliani
Una vita breve e difficile, un pugno di capolavori, la Parigi bohemienne di inizio Novecento. Il mito e il fascino di Amedeo Modigliani (Livorno 1884 – Parigi 1920)
stanno in questa immagine tardoromantica, nel prototipo del dandy senza tetto né legge, dell’artista maledetto: Modì, appunto.
E invece la pittura di Modigliani – una rassegna quasi ininterrotta di volti oblunghi, occhi obliqui, colli esili e lunghissimi – nasconde e rivela sapienza tecnica, cultura profonda, adesione intima al mondo e ai personaggi che ritrae.
Malato e bellissimo, il ragazzo italiano che frequentava il Bateau-Lavoir ha talento, i suoi ritratti hanno qualcosa di speciale, come un sigillo che li rende inconfondibili.
Fragile, povero, affamato con il suo completo di velluto nero, un foulard rosso al collo, un cappello a larghe falde, approda a Parigi nel 1906 portando con sé il bagaglio di una solida cultura classica: l’alunnato passo G. Fattori, cioè l’esercizio del disegno, gli studi passo l’Accademia di Belle Arti di Venezia, in cui sviluppò il gusto del colore, una approfondita conoscenza della pittura italiana del Trecento e Quattrocento, tutti i grandi maestri della linea (Botticelli, Beato Angelico, Simone Martini).
La quasi totalità dei dipinti, circa quattrocento, è costituita da questo genere ricco di tradizione; è difficile non subire il fascino che si sprigiona dalle figure di Modì, così silenziose e riservate, i cui volti sono velati da malinconia contemporanea.
L’incontro con lo scultore Costantin Brancusi, avvenuto nel 1909, fu determinante nella decisione di abbandonare momentaneamente la pittura per dedicarsi alla scultura, ricercando il valore espressivo della linea, procedendo verso una sempre più evidente semplificazione della forma, appiattendo i volti.
Proprio in questi anni produsse una serie di teste di pietra: come già Michelangelo, adottò la nobile tecnica della scultura “a levare”. Le Cariatidi furono per Modigliani le opere che segnarono la definitiva consapevolezza delle sue aspirazioni artistiche. L’ideale dell’artista è la scultura primitiva, arcaica, la scultura Khmer dalle forme pure e allungate, quella egizia e la scultura gotica che realizzò come pittura e acquerello. In tutto conosciamo 25 sculture in pietra, tutte con soggetti femminili dalle forme pure e allungate, idoli di bellezza astratta.
L’esperienza di Modigliani come scultore si interruppe nel 1914, quando l’artista abbandonò tale arte perché la salute malferma non gli permetteva più di sostenere lo sforzo fisico che quest’arte richiedeva.
Fra il 1916-17 realizzò una nutrita serie di nudi in cui la figura femminile viene ritratta seduta o sdraiata. Educato sui temi della grande tradizione classica, il pittore livornese subì il fascino delle Veneri di Giorgione e Tiziano, ma i suoi nudi se ne distaccano decisamente per l’atmosfera che li caratterizza: una straordinaria e magnetica sensualità.
Modigliani amava le donne, le amava molto, in modo passionale e aveva un bisogno spasmodico di dipingerle, per possederne anche l’anima. Sono noti i nomi di donne che ricorrono nella biografia di Modì, donne di una sera, compagne di sbronze, modelle ma Amedeo le rese immortali dipingendole con amore, cogliendo nei loro occhi tutta la solitudine e disperazione della sua anima.
Mentre in Europa scoppiava la Prima Guerra mondiale, l’artista andava maturando il suo linguaggio artistico, sempre più originale e riconoscibile; tra risse in osteria e bistrot, sbornie continue, debiti, amori anonimi, incontra la giovane scrittrice inglese Beatrix Hastings, con la quale allaccerà un legame che durerà quasi due anni. Il loro rapporto sarà difficile, rissoso, aggressivo, incontro-scontro tra due forti personalità.
L’unica vera donna importante della sua vita, un autentico amore che arricchì la sua breve esistenza, fu Jeanne Hébuterne, timida e riservata; quando la incontrò lei aveva diciannove anni e all’Accademia Colarossi la chiamano “Noce di cocco”, per via dei capelli castani con riflessi rossi in contrasto con la pelle bianca del viso.
Tra Modigliani e Jeanne nacque un amore profondo, destinato a durare per entrambi fino alla morte e a testimonianza del quale rimase la figlia Jeanne e circa 25 dei più bei ritratti dell’intera produzione dell’artista, dedicati alla sua ultima compagna.
Nonostante l’intensità del suo amore per Jeanne, Amedeo non riuscì mai ad attenuare la sregolatezza del suo comportamento, né il suo stile di vita, né gli eccessi di alcool, di fumo, di hashish.
Si spense il 24 gennaio 1920, all’Hôpital de la Charité. Jeanne, dopo aver appreso la notizia, all’età di 22 anni e prossima al parto, si gettò da una finestra del quinto piano della casa dei genitori.
Dopo gli affollatissimi funerali, la salma di Amedeo venne trasportata nello storico cimitero parigino del Pére Lachaise dove ancora oggi riposa accanto al corpo dell’amata Jeanne.
I galleristi, che fino a questo momento non lo avevano mai considerato, iniziarono a comprare i suoi lavori e qualsiasi cosa prodotta dal livornese acquistava un gran valore. Si organizzarono le prime retrospettive, critici e giornalisti ne scrivevano. Il mito era cominciato.
Nudo sdraiato a braccia aperte (Nudo rosso) 1918
Nella serie di nudi a partire dal 1917, appaiono donne o sedute o sdraiate. Nel periodo della giovinezza trascorso a Venezia e Firenze, Modì aveva avuto modo di studiare questo soggetto come “le Veneri” del passato e la loro sensualità.
Nel “Nudo sdraiato a braccia aperte”, la modella, inquadrata dall’alto, pienamente consapevole della sua bellezza, rivolge lo sguardo diretto, intensissimo, allo spettatore, obbligandolo a guardarla: l’occhio non può che indagare il corpo femminile poiché il pittore ha azzerato l’ambientazione, riducendola a piatte campiture di colore rosso, blu, bianco.
Il nudo è costruito attraverso una linea flessuosa ed essenziale e reso vero dalle relazioni cromatiche: il nero dei capelli e gli occhi, la macchia rossa delle labbra, il colore palpitante della pelle.
Anche l’audace composizione in cui braccia e gambe sono tagliate dai bordi della tela, rende la figura femminile di straordinaria sensualità. I contemporanei giudicarono i nudi di Modigliani scandalosi, immorali, la questura spesso impose il ritiro delle opere esposte alle mostre per oltraggio al pudore.
Autoritratto (1919)
Si ritrae nell’ultimo anno di vita. Il suo cambiamento fisico è evidente, magro e sempre più colpito dalla malattia, nell’autoritratto ci rivela quasi un testamento che vuole lasciare al mondo. Gli occhi distaccati e lontani, il volto inaccessibile, la sua posa seduto accanto al cavalletto, come fosse un guerriero a riposo, con in mano la tavolozza e l’immancabile fazzoletto al collo e quel senso di elegante e malinconica libertà del suo essere, alla ricerca della bellezza e della felicità.
“La felicità è un angelo dal volto serio”
aveva scritto nel 1913 e questo sembra essere il suo ultimo saluto.