L'uomo tra stato di natura e stato sociale, perchè fa ancora la guerra all'altro?
L'uomo tra stato di natura e stato sociale, perchè fa ancora la guerra all'altro?
Lezione della Prof.ssa Alessandra Beneduce
11 marzo 2026
L’uomo tra stato di natura e stato sociale: perché fa ancora la guerra all’altro?
Il giorno 11 marzo 2026 si è tenuto un nuovo, stimolante incontro all’Unitre di Gubbio. La Prof.ssa Alessandra Beneduce ci ha guidato in una riflessione profonda che parte da evidenze archeologiche per approdare ai grandi interrogativi della filosofia politica: la propensione umana al conflitto è un tratto ancestrale o un prodotto della società?
Tra archeologia e storia: un destino segnato?
La lezione si è aperta con un parallelismo temporale inquietante. Nel 1964 venivano alla luce resti umani risalenti a circa 10.000 anni a.C.: 61 uomini, tra cui 13 bambini, morti di morte violenta. Nello stesso anno, il 1964, il Presidente degli Stati Uniti intensificava i bombardamenti nel Vietnam del Nord. Questa coincidenza ci spinge a chiederci: l’uomo ha forse sempre fatto la guerra?
Per rispondere, la prof.ssa Beneduce ha analizzato il pensiero di quattro giganti della filosofia.
1. Thomas Hobbes: L'uomo è un lupo per l'altro uomo
Secondo Hobbes (1588-1679), nello stato di natura (una condizione pre-politica) prevalgono l'egoismo e la "libertà negativa". L'uomo, spinto dalla paura di morire e dal desiderio di autoconservazione, vive in una guerra costante.
Il concetto: Homo homini lupus.
La soluzione: La ragione spinge l’uomo a cedere la propria libertà a un potere assoluto, il Leviatano, l'unica forma di governo capace di garantire un equilibrio e la sopravvivenza di tutti.
2. John Locke: La nascita dello Stato Liberale
Locke (1632-1704) ha una visione più ottimista. Sebbene ammetta che lo stato di natura possa diventare pericoloso a causa della vendetta privata, ritiene che l'uomo sia per natura sociale e razionale.
Il concetto: Gli esseri umani tendono ad associarsi e collaborare per affrontare meglio le difficoltà della vita.
La soluzione: Lo Stato ideale è quello liberale, che non annulla i diritti naturali (libertà, vita, proprietà) ma li garantisce e li protegge attraverso le leggi.
3. Jean-Jacques Rousseau: La colpa della proprietà
Rousseau (1712-1778) critica Hobbes e Locke, accusandoli di aver proiettato sull'uomo naturale caratteristiche dell'uomo già corrotto dalla società. Per lui, l'uomo nello stato di natura è libero, sano e mosso da pietà e amor di sé.
Il concetto: Il passaggio allo stato sociale avviene con la nascita della proprietà privata, che genera disuguaglianze e conflitti.
La soluzione: Attraverso un Contratto Sociale, i cittadini cedono la propria libertà individuale per riceverla indietro come parte di una volontà generale, obbedendo a leggi che loro stessi hanno creato (Democrazia).
4. Immanuel Kant: Il dovere della Pace
Infine, con Kant (1724-1804) e la sua opera "Per la pace perpetua" (1795), abbiamo visto come la pace non sia solo un desiderio, ma un'esigenza razionale e un dovere morale.
Il concetto: Pur riconoscendo l'egoismo umano, Kant sostiene che la razionalità debba essere il centro di una rivoluzione culturale.
La soluzione: La pace deve essere costruita politicamente attraverso il diritto internazionale e la collaborazione tra Stati repubblicani.
Riflessione finale La guerra sembra accompagnare l'umanità fin dalla preistoria, ma come ci ha insegnato la Prof.ssa Beneduce attraverso questi filosofi, abbiamo gli strumenti razionali e politici per scegliere la strada della convivenza e della legge.