Le strade di Gubbio dedicate alle vittime di mafia
Le strade di Gubbio dedicate alle vittime di mafia
Lezione della Prof.ssa Tiziana Maria Baldessari
4 marzo 2026
Le strade di Gubbio dedicate alle vittime di mafia
4 marzo 2026
Si è concluso con un lungo applauso l’incontro presso la nostra Università, che ha visto come protagonista la Prof.ssa Tiziana Maria Baldessari. Con la sua consueta lucidità e passione ci ha guidati in un viaggio particolare: non tra i libri di storia, ma tra i nomi che leggiamo ogni giorno sulle targhe delle nostre vie.
L’iniziativa di intitolare spazi pubblici alle vittime della mafia a Gubbio non è solo un atto burocratico. Come sottolineato durante la lezione, cambiare la toponomastica significa trasformare la geografia urbana in una "mappa della legalità". Ogni volta che pronunciamo un indirizzo, compiamo un esercizio di memoria collettiva.
I Nomi della Legalità a Gubbio
La Prof.ssa Baldessari ha passato in rassegna le figure che oggi "abitano" le nostre strade, ricordando come la nostra città abbia voluto legare il proprio nome a quello di chi ha sacrificato tutto per lo Stato e per la libertà:
· Giovanni Falcone e Paolo Borsellino
· Carlo Alberto dalla Chiesa
· Don Pino Puglisi
· Don Peppe Diana
· Rita Atria
· Peppino Impastato
· Pio La Torre
· Libero Grassi
· Placido Rizzotto
· Giuseppe e Salvatore Asta
Gli uomini delle scorte: Agostino Catalano, Antonio Montinaro, Vito Schifani, Rocco Dicillo.
Il valore di queste testimonianze risiede nella loro "normalità" trasformatasi in eroismo: non erano superuomini, ma cittadini che hanno scelto di fare il proprio dovere fino in fondo.
Le Anime del Cambiamento
Durante la lezione, la Prof.ssa Baldessari si è soffermata con particolare intensità su alcune figure simbolo, tratteggiandone non solo la morte, ma soprattutto la vita e il pensiero.
1. Giovanni Falcone e Paolo Borsellino: I due Volti della Stessa Speranza
Sono diventati, nell'immaginario collettivo, quasi un'unica entità. Falcone, l'innovatore che capì che per colpire la mafia bisognava "seguire il denaro"; Borsellino, l'uomo che continuò a lavorare pur sapendo di essere un "morto che cammina" dopo la strage di Capaci. La loro eredità non è solo giudiziaria, ma morale: ci hanno insegnato che la mafia è un fenomeno umano e, come tale, ha una fine.
2. Carlo Alberto dalla Chiesa: Il Generale della Tenacia
Simbolo di uno Stato che non si arrende. Dopo aver sconfitto il terrorismo, fu inviato a Palermo come Prefetto, ma fu lasciato spesso solo, senza i poteri speciali che gli erano stati promessi. La sua morte in via Carini segna ancora oggi una ferita profonda, ma anche il risveglio delle coscienze civili.
3. Don Pino Puglisi e Don Peppe Diana: La Fede che disturba
Due sacerdoti diversi uniti dallo stesso destino. Don Pino Puglisi, il sorriso di Brancaccio, che toglieva i bambini dalla strada e dalla manovalanza mafiosa. Don Peppe Diana, ucciso nella sua chiesa a Casal di Principe per aver scritto "Per amore del mio popolo non tacerò". La loro testimonianza ha dimostrato che la mafia ha paura dell'educazione e di una Chiesa che non abbassa lo sguardo.
4. Rita Atria: La "Picciridda" della Giustizia
Forse il momento più commovente della lezione. Rita, giovanissima testimone di giustizia che si affidò a Paolo Borsellino per sfuggire a un destino di criminalità familiare. Quando Borsellino fu ucciso, Rita perse il suo "padre" morale e decise di togliersi la vita a soli 17 anni. La sua storia ci ricorda che la lotta alla mafia è, prima di tutto, una scelta di libertà individuale.
Perché parlarne oggi?
L’incontro si è concluso con una riflessione potente: «Queste vie non servono per ricordarci come sono morti, ma per ricordarci come hanno vissuto». La toponomastica di Gubbio diventa così un monito per le giovani generazioni e un impegno per noi tutti a non restare indifferenti.
Sfoglia la presentazione della Prof.ssa Tiziana M. Baldessari