"La famiglia Ubaldini dal Mugello a Gubbio"
"La famiglia Ubaldini dal Mugello a Gubbio"
Lezione di Leonello Bei
6 maggio 2026
Con l’incontro di mercoledì 6 maggio 2026 “La famiglia Ubaldini dal Mugello a Gubbio”, l’Università della Terza Età di Gubbio ha offerto ai soci un’esperienza di altissimo valore culturale, grazie alla presenza di Leonello Bei.
Ricercatore instancabile e profondo conoscitore della storia del nostro territorio, Bei non è uno storico "accademico" nel senso tradizionale: originario di Apecchio, con una passione viscerale per l'archivistica, ha dedicato anni di studio meticoloso (insieme a Stefano Cristini) all'analisi di manoscritti ingialliti e documenti dimenticati.
Il suo lavoro, culminato in opere come "Vita e gesta del Magnifico Bernardino Ubaldini della Carda" e "La doppia anima. La vera storia di Ottaviano Ubaldini e Federico da Montefeltro", ha ricevuto il plauso di prestigiose istituzioni, tra cui l'Università di Urbino, per la capacità di rileggere con rigore scientifico le dinamiche di potere tra Gubbio e il Ducato feltresco.
Il ricercatore Leonello Bei, presidente dell’Associazione Amici della Storia di Apecchio, ha condotto i numerosi soci presenti in un viaggio rivelatore attraverso i segreti della dinastia degli Ubaldini, dalle lontane origini gotiche all’ ascesa come signori dell’Appennino, una lezione che ha trovato il suo supporto visivo e scientifico nella presentazione che pubblichiamo qui a corredo, parte integrante del percorso di studio intrapreso.
Un'Introduzione d'Eccellenza
L'incontro è stato aperto dal prezioso contributo di Fabrizio Cece, stimato storico eugubino, che ha introdotto la serata delineando il contesto geopolitico dell'epoca. Grazie a particolari storici inediti sulla Gubbio del Quattrocento, Cece ha preparato il terreno per le tesi di Bei, ricordando come la nostra città fosse non solo una periferia del Ducato, ma un vero e proprio cuore pulsante di strategie dinastiche e culturali.
Gli Ubaldini e Gubbio: Un Legame Indissolubile
La storia degli Ubaldini, signori della Carda e di Apecchio, è strettamente legata a Gubbio. Non furono semplici alleati dei Montefeltro, ma attori protagonisti della vita cittadina. Il loro rapporto con la città fu di protezione, gestione amministrativa e profonda influenza culturale. La loro presenza nei palazzi e nelle strategie militari eugubine ha lasciato un'impronta indelebile che Leonello Bei ha saputo far riemergere con meticolosità.
Due Giganti nel Cuore del Rinascimento: Bernardino e Ottaviano
Il cuore della presentazione è dedicato a due figure chiave:
Bernardino Ubaldini della Carda: Il leggendario condottiero, uomo d'armi e di diplomazia, la cui abilità militare fu la colonna vertebrale su cui si appoggiò il potere dei Montefeltro.
Ottaviano Ubaldini: Il "Duca nell'ombra". Intellettuale, astrologo e fine politico, Ottaviano fu colui che trasformò la potenza militare in splendore culturale. La sua figura emerge come quella di un mecenate raffinatissimo, educato ai valori dell'umanesimo e custode dei segreti dello Stato.
Il mistero della nascita di Federico: tra leggenda e realtà
Uno dei momenti più coinvolgenti dell'incontro ha riguardato il mistero della nascita di Federico da Montefeltro.
La storia ufficiale, quella tramandata per secoli, narra che Federico nacque il 7 giugno 1422 nel Castello di Petroia, a pochi chilometri da Gubbio, come figlio illegittimo del conte Guidantonio da Montefeltro e di una misteriosa dama di corte (forse Elisabetta degli Accomanducci). Questa tesi voleva che Guidantonio, non avendo eredi maschi dalla moglie Rengarda Malatesta, avesse architettato una legittimazione per garantire la successione del casato.
Leonello Bei ha però illustrato la sua tesi, ben più complessa e affascinante: Federico sarebbe in realtà il figlio biologico di Bernardino Ubaldini della Carda (il "Magnifico" condottiero) e di Aura da Montefeltro, figlia di Guidantonio. In questa prospettiva, Guidantonio avrebbe "adottato" il nipote facendolo passare per figlio proprio, unendo così il sangue dei Montefeltro a quello dei valorosi Ubaldini per salvare il Ducato.
L’educazione di un Duca
Indipendentemente dalla paternità, Federico ricevette un'istruzione d'eccellenza che lo rese il "principe ideale" del Rinascimento. Fu educato a Mantova, presso la celebre scuola di Vittorino da Feltre, la "Ca' Zoiosa", dove imparò a coniugare le virtù militari con la filosofia, la matematica e le arti umane. Questa formazione fu la base della sua straordinaria capacità di governo.
Ottaviano e Federico: due corpi, un’anima sola
L'approfondimento del rapporto tra Federico e Ottaviano Ubaldini della Carda dimostra come il loro legame fu simbiotico e fondamentale per la gloria di Urbino e Gubbio: Ottaviano fu l'architrave del potere feltresco. Mentre Federico era impegnato sui campi di battaglia come condottiero, Ottaviano gestiva lo Stato. Fu lui il "Ministro della Cultura", l'astrologo, il filosofo e il mecenate che curò i rapporti politici, amministrò le finanze e ispirò la costruzione dei Palazzi Ducali. Senza la mente raffinata di Ottaviano, la grandezza artistica di Federico non sarebbe stata possibile.
Il Bassorilievo della "parità"
A testimonianza di questo legame indissolubile, Leonello Bei ha citato la celebre lunetta conservata nel Palazzo Ducale di Urbino e il bassorilievo marmoreo di Mercatello sul Metauro. In queste opere, legate all'iconografia della famiglia, i profili di Ottaviano e Federico sono ritratti allo stesso livello, l'uno di fronte all'altro o affiancati.
Si tratta di un messaggio politico e familiare potentissimo per l'epoca: non c'era gerarchia tra il Duca e il suo "consigliere". Il bassorilievo sancisce visivamente che i due erano "germani" (ovvero dello stesso sangue paterno e materno), condividendo oneri e onori del governo in una perfetta armonia tra armi e lettere.
Un ringraziamento speciale
L'Università della Terza Età ringrazia sentitamente Leonello Bei per aver condiviso con noi il frutto di anni di ricerche. La sua lezione ci ha permesso di guardare con occhi nuovi le pietre del nostro Palazzo Ducale e di riscoprire l’orgoglio di una storia cittadina che ha dettato i ritmi del Rinascimento italiano.
Bassorilievo marmoreo di Mercatello sul Metauro