Gubbio - Dieci passi nel Quartiere di San Martino

Lezione itinerante con Fabrizio Cece, Laura Moschettini e Marcella Schiera

01 Giugno 2022

Mercoledì 01 Giugno 2022  per i Soci dell'Università Terza Età Città di Gubbio "A spasso nel Quartiere di San Martino," lezione itinerante con Fabrizio Cece e Laura Moschettini. 

L’iniziativa prende spunto dal lavoro fatto dalle insegnanti  Laura Moschettini e Marcella Schiera con gli alunni delle classi IV e V della scuola primaria San Martino di Gubbio nell'a.s. 2018/2019, in collaborazione con il ricercatore d'archivio Fabrizio Cece, nell'ambito del progetto per il "Potenziamento dell'educazione al patrimonio culturale, artistico, paesaggistico - Rete "Turisti" 4.0 - La scuola fuori della scuola."

Il lavoro si è concretizzato in un opuscolo in cui le spiegazioni sono anche in lingua Inglese ed è consultabile al sito:   https://izi.travel/it/2eb6-gubbio-dieci-passi-nel-quartiere-di-san-martino/it  -   sito nel quale si può compiere un Tour Virtuale corredato dalle spiegazioni.

La lezione itinerante ha toccato vari "punti nascosti o poco conosciuti" del quartiere: Brefrotofio, Targa del livello sul mare, Edicole, Stemmi, Fonte di San Verecondo, Pietra con W Pio IX, Pietrone, Via della Cerca, Torrione del Bargello, Ponte del Parco Ranghiasci. 

Il percorso si è rivelato quanto mai interessante per le particolarità evidenziate e per gli approfondimenti relativi a questi aspetti che sono meno canonici ma determinanti per conoscere la struttura del quartiere e della città tutta.

ITINERARIO

1 - BREFOTROFIO - Il Brefotrofio si trova in piazza Quaranta Martiri ed è adiacente all’Ospedale Grande rinnovato; fu edificato con i soldi di Marsilia Gioia che, quando morì, lasciò tutti i suoi beni all’Ospedale Grande. Il Conservatoriodegli Esposti nel 1784 fu ampliato in più elegante forma, come ci ricorda una epigrafe. Nella parete verso piazza Quaranta Martiri, fin dai primi anni del XVIII secolo, c’era una ruota, il cui vano è ancora oggi visibile, dove le madri lasciavano i bambini (chiamati esposti) che non volevano o non potevano tenere. Le signore che lavoravano nel Brefotrofio li prendevano, li allattavano e li allevavano fino a quattordici anni. Molti di essi venivano affidati alle famiglie del territorio. Nel Brefotrofio furono ospitati centinaia di bambini; pochi sopravvivevano. Molti morivano perché le condizioni di vita erano molto dure. Sopra la ruota c’è una croce con sotto una “M” che significa “misericordia”: era il simbolo dell’Ospedale Grande rinnovato. Adiacente al Brefotrofio c’era una chiesa che si chiamava Santa Croce del Mercato. Fu demolita nel 1823. Sul lato del Brefotrofio in via Cavour si trovava la sede della Congregazione di Carità, un ente che, dal 1862, amministrava i beni di venti opere pie che avevano diversi compiti caritativi, come, ad esempio, l’assistenza agli orfani e ai malati, il pagamento delle doti alle ragazze che si sposavano, il pagamento delle rette per i giovani eugubini che andavano a studiare all’ università. La Congregazione di Carità, che dirigeva decine di poderi, fu soppressa nel 1937.

2 - TARGA SUL LIVELLO DEL MARE - Nel quartiere di San Martino, all’angolo tra via Cavour e piazza Bosone, su una parete, si trova una piccola targa in pietra, messa lì circa ottanta anni fa, che segna i metri sul livello del mare. Su di essa è riportata la seguente scritta: M. 500 S. L. D. M. La lettera M significa Metri, le cifre 500 segnano i metri di altezza sul livello del mare. Sotto le cifre c’è una riga che indica il punto preciso dei 500 metri. Le consonanti S. L. D. M. stanno per “Sul Livello Del Mare”. Un’altra targa uguale si trova a Porta Metauro e ha il numero 510 anziché 500 perché in quel punto i metri sul livello del mare variano in quanto la quota è aumentata di dieci metri rispetto al punto dove si trova la targa precedente. Anche se oggi per fare simili misurazioni esistono mezzi più moderni e precisi, tuttavia queste due targhette non possono essere né danneggiate né dovrebbero essere rimosse. 

3 - EDICOLE - In via del Camignàno si trovano due edicole, che sono dedicate alla Madonna. La prima edicola, detta oggi dell’Abbondanza, e anticamente chiamata “edicola del Filicchi”, contiene degli affreschi che rappresentano la Madonna in trono col Bambino, santo bambino, santo Vescovo (sant’Ubaldo?), santa Caterina d’Alessandria e Agnus Dei. L’edicola fu realizzata per motivi devozionali tra il 1420 e il 1430 da un pittore eugubino, allievo di Ottaviano Nelli, chiamato maestro di Santa Maria Nuova. La seconda edicola si trova lungo il Camignàno, a nord del ponte di San Martino. Raffigura la Madonna in trono con il Bambino circondata da quattro santi tra i quali si riconoscono San Francesco d’Assisi e Sant’Ubaldo. Questa seconda edicola fu costruita probabilmente nel XVIII secolo. Dopo le ripetute alluvioni del torrente Camignàno, i rappresentanti dei quartieri, in segno di riconoscenza, fecero realizzare la lapide che sitrova alla base dell’edicola: “A TE O GRAN VERGINE AUSILIATRICE, CHE IMMOBILE IN QUESTA POVERA SEDE, TRA LE RUINE D’ITERATE ALLUVIONI, E NEL 1859 E NEL 1866 VOLESTI SALVA LA VITA, DI TANTI CITTADINI IN PERIGLIO, I MAGGIORENTI DEI QUARTIERI, COME A MADRE CARA PIETOSA, VIGILANTISSIMA, IN SEGNO DI FILIALE RICONOSCENZA, QUESTA MEMORIA POSERO”.

4 - STEMMI - Gli stemmi, ma sarebbe meglio chiamarle marche commerciali, sono stati scolpiti sulla facciata del cosiddetto palazzo Gabrielli, posto lungo l’omonima via. Il primo stemma a sinistra è caratterizzato da due stelle, e sopra una piccola croce che, potrebbe essere o un richiamo cristiano oppure un decoro religioso. Sotto lo stemma è scolpita la seguente frase: 1380, DE MENSE, MAI BETIN PONIS. Chiudono la frase due “F” (fecit fieri; fece fare). A destra c’è un altro stemma caratterizzato però da una stella. Presenta una diversa scritta, più corta: MELCHIOR. Sulla chiave di volta dell’arco d’ingresso degli antichi fondaci, è rappresentato l’agnello di Dio (Agnus Dei) che regge una bandiera con una croce. Si può intuire che una parte di palazzo Gabrielli, alla fine del XIV secolo, apparteneva a Bettino di Pone, mercante e prestatore di denaro. Bettino di Pone è ricordato nel 1350 come depositario dell’imposta del contado per conto del Comune. Nell’agosto di quell’anno Giovanni di Cantuccio Gabrielli si impossessò di Gubbio, Bettino scappò con la cassa comunale (24.000 ducati d’oro) e se ne andò a Venezia dove, come tramanda una cronaca, “lui et soi discendenti sonno stati sempre bene”. Bettino morì a Venezia, in tarda età, nel1398. A Gubbio si conservano un paio di suoi registri contabili datati 1388-1389 e sulla loro copertina sono raffigurati gli stemmi in questione. Non sappiamo se alla fine della signoria dei Gabrielli, intorno al 1354, Bettino sia ritornato a Gubbio. Si sa però che una delle sue due figlie, Antonia, sposò Ser Lemosina Severelli di Gubbio. 

5 - FONTE DI SAN VERECONDO - La fonte di Ser Baglione si trova in via Gabrielli. La fontana è attualmente composta da una facciata di mattoni divisa in tre parti delimitate da quattro lesene (la lesena è un elemento architettonico decorativo sporgente dalla parete, con relativo capitello e base). Ognuna di queste parti è caratterizzata da semplici divisioni geometriche. Nella parte centrale, sopra il rubinetto della fontana, si trova una piccola lapide con la seguente iscrizione: FONTE DI SAN VERECONDO già DI SER BAGLIONE - SECOLO XVIII. La fonte di ser Baglione esisteva già nel 1326. L’acquedotto che la alimentava proveniva da monte Foce; l’attuale paramento murario in mattoni fu costruito nel secolo XVIII e il tutto fu restaurato circa quaranta anni fa. La fonte di ser Baglione si chiama così perché si trovava vicino alla casa del notaio ser Baglione Baroncelli. E’ detta anche di San Verecondo perché poco distante si trovava la chiesa dedicata a questo santo, oggi adibita a civile abitazione. In questa chiesa svolgevano le proprie riunioni e le proprie cerimonie religiose coloro che facevano parte dell’Università dei fornai. 

6 - PIETRA "W PIO IX" - In una casa posta in via Gabrielli, l’antica via della Foce, è visibile sopra l’arco di una porta, una pietra centrale che reca inciso il cosiddetto trigramma di San Bernardino (IHS, cioè le parole in latino Iesus Hominum Salvator, che significa Gesù Salvatore degli Uomini). Sotto si possono vedere altri caratteri: 1847 W Pio IX. Giovanni Maria Mastai Ferretti diventò papa nel 1846 ed assunse il nome di Pio IX. Regnò durante il periodo più importante del Risorgimento. Nel 1847 creò la Guarda Civica, un corpo armato formato da volontari che aveva il compito di difenderlo, di mantenere e conservare l’ordine e di collaborare con l’esercito pontificio. Quando fu eletto liberò tanti prigionieri politici,soprattutto patrioti. La notizia fu accolta a Gubbio con giubilo e con varie manifestazioni di festa. Gli eugubini, come tantissimi cittadini dello Stato Pontificio, erano molto contenti. Il padrone di quella casa, di cui non sappiamo ancora il nome, fece allora scrivere il motto che inneggia a papa Pio IX. Magari ce ne erano tanti altri, ma questo è l’unico che si è conservato fino a noi. 

7 - PIETRONE - Il Pietrone si trova in via Gabrielli, davanti al cosiddetto palazzo del Capitano del Popolo. E’ posto a pavimento ed ha una forma ellittica (ellisse: figura che, all’incirca, si ottiene da un cerchio allungato in due direzioni perfettamente opposte). I riti della Settimana Santa, che hanno uno dei loro momenti più suggestivi nella processione del Cristo Morto, riportano all’attenzione di tutti il Pietrone perché il Cristo Morto fa una sosta proprio in quel punto. Non si sa con certezza che cosa sia, ma è certo che a Gubbio esistevano più Pietroni, già dal XV secolo. Nel corso dei secoli è stato più volte restaurato: l’ultimo rifacimento risale al 1949, poco prima di Pasqua. Le pietre furono preparate dallo scalpellino Lamberto Damiani e sistemate da Enzo Cacciamani e da Giuseppe Brunelli. I lavori costarono 16.400 lire, raccolte grazie ad offerte pubbliche. Singolare la storia dello scalpellino Lamberto Damiani, soprannominato Tozzetto, che era stato nominato primo Capitano della festa dei Ceri nel 1954. Pochi giorni prima del 15 maggio ebbe un incidente con la motocicletta e fu ricoverato in ospedale. Nonostante non fosse completamente guarito, partecipò ugualmente alla festa. Dopo lo sforzo di quella giornata le sue condizioni di salute peggiorarono e poche settimane dopo, purtroppo, morì.

8 - VIA DELLA CERCA - La città di Gubbio nel Medioevo era circondata da mura: erano lunghe circa 3000 metri e servivano per proteggere la città. Lungo le mura si aprivano le porte per entrare in città: a una certa ora le porte si chiudevano e chi restava fuori veniva multato. Dentro e lungo le mura c’era uno spazio libero dove non si poteva costruire, essendo uno spazio comunale. Si chiamava via o strada della Cerca, perché i soldati potevano andare velocemente alla ricerca di eventuali nemici entrati in città, vi si potevano cercare le persone che fuggivano. Quando le mura non servirono più per difendersi, la strada della Cerca non fu più necessaria. Così il Comune decise di vendere lo spazio occupato dalla strada. Prima, quando era possibile, vi veniva costruito un arco che permetteva il passaggio e sopra ci si costruiva la casa. Nel tempo anche l’arco venne chiuso per creare nuovi ambienti, e lungo le mura interne venivano realizzati orti o giardini. Entrando da porta del Borgo o di Santa Lucia, (oggi detta porta Castello), si vede attaccato all’arco in pietra della porta, un muro di mattoni che occupa e chiude lo spazio dove una volta passava la strada della Cerca. Molti tratti delle mura esistono ancora, sebbene di minore altezza, e il numero delle porte è variato nel tempo. Oggi restano le seguenti: porta di Sant’Ubaldo, porta Romana, porta Vittoria, porta degli Ortacci, porta Castello e porta Metauro.

9 - TORRIONE DEL BARGELLO - Sulla cinta muraria della città si trovavano torri e torrioni. A metà tra porta Castello e porta Metauro fu costruita una torre detta del Bargello. La prima indicazione che permette l’individuazione della torre è in un documento del 29 giugno 1388 dove si dice che il gonfaloniere e i consoli avevano affittato un terreno nel fossato del Comune, vicino il torrione del Bargello, tra porta del Borgo (oggi Castello) e porta di Scatone (oggi Metauro). Il torrione del Bargello è forse da mettere in relazione con l’omonimo ufficiale introdotto nell’amministrazione della giustizia eugubina proprio in quel periodo. Nei pressi del torrione del Bargello c’era il condotto che dal monte alimentava la fonte di ser Baglione, detta anche di San Verecondo (vedi punto 5). Un altro documento interessante risale al 5 marzo 1410 nel quale si elencano le “caselle” lungo le mura da riparare: casella della porta del Borgo, casella del torrione del Bargello, casella di porta Scatone. Nel sedicesimo secolo, venute meno le esigenze di difesa, il Comune cominciò a vendere la strada lungo le mura interne della città e vari torrioni. Il nostro “elturrone del Barigello” fu venduto il 28 giugno 1519 a Benedetto Cercavilli, per il prezzo di sei fiorini. Il proprietario del torrione doveva tenere libera la parte inferiore per il transito pubblico, mentre poteva rendere abitabile la parte superiore senza però aprire nessuna nuova finestra. Nel corso degli anni fu venduto più volte a svariati proprietari. Nei disegni di Mingucci (1626) e di Cassetta (1663) possiamo vedere com’era il torrione. Oggi del torrione resta solo la parte inferiore, inglobata in una abitazione privata. 

10 - PONTE DEL PARCO RANGHIASCI - Il ponte collega via Gabrielli con il parco Ranghiasci. Il parco venne ideato e realizzato attorno al 1850, per volontà del marchese Francesco Ranghiasci, probabilmente su spinta della moglie, la giovane inglese Matilde Hobhouse. Il marchese comprò terreni, orti, immobili e addirittura il convento di san Luca, del quale rimane oggi solo l’alta torre, per ricreare un giardino all’inglese che offrisse una passeggiata e un panorama pittoreschi. Il 27 agosto 1856 il marchese Francesco Ranghiasci chiese l’autorizzazione al Comune per costruire un ponte privato che passava sopra il fiume Camignàno. Con la deviazione di via della Ripa e la costruzione del ponte, le carrozze potevano entrare da via Gabrielli e, percorrendo le rampe fino ad oltrepassare la torre e seguendo poi il viale pedonale, si poteva giungere alla parte posteriore di palazzo Ranghiasci. Il ponte però non si poteva costruire perché la casa Fulgenzi bloccava il passaggio. Così fu demolita per essere ricostruita uguale in una nuova posizione ma poco distante. Nel 1857 il ponte non esisteva, c’è però una fotografia del ponte scattata da Luigi Cappelli prima del 1887. Il ponte, costruito in mattoni su delle basi di appoggio in pietra, è stato restaurato una ventina di anni fa. Oggi il parco è di proprietà comunale e provinciale.