Siamo lieti di annunciare il nuovo ciclo di incontri del nostro Cineforum, un viaggio affascinante attraverso la storia del cinema italiano che segna il passaggio dal Neorealismo del primo Fellini ai capolavori della commedia all'italiana.
Il percorso è curato con passione e competenza dall'Ing. Cesare Quondam Marco.
🗓️ Il Programma delle Proiezioni
Tutti gli appuntamenti si tengono di giovedì, dalle ore 15:30 alle 17:30:
19 febbraio: La Strada (Federico Fellini)
26 febbraio: Lo Sceicco Bianco (Federico Fellini)
5 marzo: I Vitelloni (Federico Fellini)
12 marzo: Tutti a casa (Luigi Comencini)
19 marzo: Una vita difficile (Dino Risi)
26 marzo: C'eravamo tanto amati (Ettore Scola)
📍 Luogo e Appuntamenti
Le proiezioni si svolgono presso la Sala-Attività della "Biblioteca Sperelliana" di Gubbio. Il ciclo inizia il 19 febbraio per concludersi il 26 marzo 2026.
📝 Iscrizioni
Le iscrizioni sono aperte presso la Segreteria a partire da mercoledì 28 gennaio. Vi aspettiamo numerosi per riscoprire insieme i grandi classici che hanno reso celebre il cinema italiano nel mondo!
📽️ Commento Critico al Programma
Questo ciclo di Cineforum propone un itinerario filologico e narrativo di grande spessore. La selezione dei film non è casuale, ma traccia l'evoluzione di una nazione:
1. L'eredità di Fellini: La prima metà del percorso si concentra su Federico Fellini, analizzando la transizione dalle atmosfere ancora legate al neorealismo dei sentimenti (La Strada) verso l'ironia e la satira di costume (Lo Sceicco Bianco e I Vitelloni). È l'occasione per vedere come il regista abbia saputo trasformare la realtà quotidiana in poesia universale.
2. La Storia e la Commedia: Con Comencini e Risi, il focus si sposta sulla capacità del cinema italiano di raccontare la Storia con la "S" maiuscola (il dopoguerra, la Resistenza, il boom economico) attraverso la lente della commedia agrodolce. Tutti a casa e Una vita difficile sono pilastri che mostrano l'italiano medio alle prese con i grandi cambiamenti sociali.
3. La sintesi finale: La chiusura con C'eravamo tanto amati di Ettore Scola rappresenta il perfetto compendio di questo viaggio. È un film "di memoria" che omaggia i registi precedenti e tira le somme di trent'anni di storia d'Italia, tra sogni infranti e la resilienza dei legami umani.
Un programma, dunque, che non è solo intrattenimento, ma un'importante occasione di riflessione culturale e storica per i soci della nostra Università.
"Dal Neorealismo del primo Fellini alla Commedia all’italiana”
Il programma del Cineforum 2025-2026 prevede la proiezione di sei film divisi in due gruppi: il primo è una trilogia dedicata al primo Fellini in cui il grande regista risente in qualche modo ancora delle tematiche della corrente neorealista e i film sono:
La Strada (1954 con Giulietta Masina ed Anthony Quinn)
Lo Sceicco Bianco (1952 con Alberto Sordi)
I Vitelloni (1953 con Alberto Sordi).
Queste opere presentano ancora caratteristiche comuni con il Neorealismo classico come l’ambientazione in un’ Italia povera da poco uscita dalla tragedia della guerra, l’attenzione a personaggi di umile estrazione, i temi sociali, l’uso della pellicola in bianco e nero. Allo stesso tempo però se ne distaccano spostando l’attenzione sul mondo interiore, sui sogni, sulle illusioni dei personaggi, con una forte vena grottesca e caricaturale, portando infine il cinema sul terreno della satira al mondo dei media popolari (fotoromanzi), come nello Sceicco Bianco. Tutti temi che in seguito ritorneranno ancora più evidenti nelle opere successive del grande regista.
La corrente neorealista era nata durante gli anni della guerra per poi protrarsi nel dopoguerra fino agli anni '50. Fino ad allora la cinematografia italiana era stata influenzata dal regime fascista. Mussolini aveva ben capito la potenza propagandistica di uno strumento come il cinema e aveva fatto costruire Cinecittà e fondato l’Istituto Luce che produceva cinegiornali e documentari che celebravano il Duce, le realizzazioni del regime e i valori del fascismo. La loro proiezione era obbligatoria prima di ogni film.
I film prodotti durante il ventennio si possono dividere in due filoni: uno celebrativo del valore italico (La disfida di Barletta) oppure delle gesta dell’antica Roma che il regime si proponeva di emulare (Scipione l'Africano). L'altro filone era quello dei "telefoni bianchi", commedie sentimentali ambientate nel mondo della borghesia con i loro amori ed intrighi.
Sia i film d’avventura che quelli delle commedie erano ben lontani dalla vita della gente comune e del popolo; erano film di pura evasione che avevano lo scopo di sollecitare le fantasie degli spettatori. Questi due filoni naturalmente non avevano nulla in comune con la vita di tutti i giorni, per cui, quando la cruda realtà della guerra irruppe nella vita degli italiani, alcuni registi e intellettuali rivolsero la loro attenzione alle sofferenze e alle condizioni di estrema povertà causate dall’evento bellico e iniziarono a produrre film non più girati nei teatri di posa ma per le strade, utilizzando a volte anche attori non professionisti, narrando storie di guerra, di lutto e di miseria, rivoluzionando così la produzione cinematografica italiana (Neorealismo).
Nacquero opere come:
Roma città aperta (1945), Paisà (1946) e Germania anno zero (1948) di Roberto Rossellini
Sciuscià (1946), Ladri di biciclette (1948) e Umberto D. (1952) di Vittorio De Sica
Ossessione (1943), La terra trema (1948) e Bellissima (1951) di Luchino Visconti
Fellini collaborò con questi registi neorealisti prima di dirigere i suoi primi film.
La seconda parte del ciclo di film proposti nel Cineforum vede opere di tre autori diversi:
Tutti a casa (1960) di Luigi Comencini, protagonista Alberto Sordi.
Una vita difficile (1961) di Dino Risi, protagonista Alberto Sordi.
C'eravamo tanto amati (1974) di Ettore Scola, protagonisti Nino Manfredi, Vittorio Gassman, Stefania Sandrelli.
Sono film che coprono la storia italiana dagli anni della guerra a quelli del boom economico degli anni Sessanta e Settanta. Gettano le basi per far passare la cinematografia italiana dall'epoca del Neorealismo a quella della Commedia all'italiana, attraverso la rappresentazione agrodolce dei grandi cambiamenti della realtà sociale italiana, descrivendone mirabilmente i vizi, le distorsioni e anche gli ideali e i sogni infranti.
Tre opere indimenticabili di una valenza storica e artistica ai più alti livelli.