Cineforum 2023

CINEFORUM

Tra le attività dell' anno accademico 2022/2023 l'Università Terza Età Città di Gubbio propone anche quella di Cineforum, curata dall'Ing Cesare Quondam Marco.

E' stato scelto un ciclo di film di Billy Wilder, regista e sceneggiatore dai toni dissacranti tanto che l'aggettivo cinico venne abitualmente utilizzato dalla critica dell'epoca per definire i suoi film.

"La sua formazione mitteleuropea gli permise infatti di considerare gli Stati Uniti, i loro valori e il loro sistema di vita, con un atteggiamento disincantato, che si traduceva in maliziosa ironia nelle commedie e in cupo realismo nei melodrammi.

Fondamentali nei suoi film risultano i motivi del rovesciamento, dell'identità fittizia, del gioco della metamorfosi e del travestimento che gli consentirono di passare con disinvoltura dalla commedia al dramma approfondendo in una direzione o nell'altra questi temi privilegiati.

Grande direttore di attori, autore di storie dalla perfetta struttura narrativa, attento alla composizione dell'inquadratura, nel corso della sua carriera ottenne numerose nominations all'Oscar, aggiudicandosi il premio come miglior regista nel 1946 per The lost weekend (1945; Giorni perduti) e nel 1961 per The apartment (1960; L'appartamento), entrambi vincitori dell'Oscar come miglior film. Nel 1993 il Festival di Berlino volle rendergli omaggio conferendogli un Orso d'oro alla carriera." (tratto da Leonardo Gandini - Enciclopedia del Cinema (2004)

I film proposti sono :

Viale del Tramonto

A qualcuno piace caldo

La fiamma del peccato

Sabrina

L'appartamento

L'asso nella manica

Irma la dolce

Wilder nacque a Sucha, una cittadina della Galizia (all'epoca facente parte dell'Impero austro-ungarico, oggi in Polonia)[1], nel 1906 in una famiglia ebraica ashkenazita d'origine polacca e madrelingua yiddish, figlio di Max Wilder e di Eugenia Dittler, proprietari e gestori d'un negozio di dolciumi situato nei pressi della stazione ferroviaria cittadina. In famiglia era spesso chiamato affettuosamente (specie dalla madre) Billie, nomignolo col quale cominciò a firmarsi per la sua carriera cinematografica e che americanizzerà poi in Billy una volta stabilitosi negli Stati Uniti.

Abbandona la facoltà di Legge per diventare giornalista sportivo a Vienna, poi giornalista giudiziario a Berlino. Proprio lì inizia a scrivere sceneggiature alla fine degli anni Venti, a fianco di Robert Siodmak, Ulmer, Zinneman e Schufftan. Fa anche il ballerino per un breve periodo.

Con l'avvento di Hitler al potere nel 1933, per le sue origini ebree è costretto a trasferirsi prima a Parigi, dove lavora come coregista, poi negli Stati Uniti. A causa del nazismo durante la guerra perde la madre e altri membri della sua famiglia in un lager.

Nonostante non conoscesse una sola parola d'inglese, s'inserisce quasi subito nell'ambiente cinematografico grazie ad alcuni contatti come quello con Peter Lorre (con il quale divide l'appartamento). Dal 1935 al 1941 scrive copioni per la Paramount, collaborando a film di Lubitsch e Hawks. Di Lubitsch eredita la capacità di utilizzare il "comico" come arma capace di colpire al cuore le convenzioni del sogno americano.

Ma prima di approdare seriamente al genere comico, il regista si cimenta con altri generi, dal noir con il film "La fiamma del peccato" (1944), al melodrammatico con "Giorni perduti" (1945), premio Oscar per la regia e per la sceneggiatura e Gran Premio della Giuria a Cannes; al cinema sociale con "L'asso nella manica" (1951).

Esordisce nella regia americana nel 1942, con il film "Frutto proibito". Nel 1950 dirige "Viale del tramonto", un vero capolavoro, in cui il sogno americano per antonomasia, vale a dire Hollywood, si colora di sconcertanti sfumature horror. Il film ottiene due premi Oscar, per la regia e per la sceneggiatura.

Resta però la commedia il suo "pezzo forte". Nel decennio 1960-70 dirige 5 commedie divertenti, una di queste "L'appartamento" (1960) vince l'Oscar.

Vincitore di tre Golden Globe, il regista ottiene numerosi premi alla carriera: quello dell'American Film Institute nel 1986, l'Orso d'Oro a Berlino nel '93, il Preston Sturges Award nel '91 e a Venezia il Leone d'Oro alla carriera nel '72.

Memorabile la famosa battuta finale del film "A qualcuno piace caldo" (1959): "nessuno è perfetto" che racchiude la tipologia di personaggi "qualunque" rappresentati dal regista e che vivono il dramma della perdita della propria identità, e per questo si travestono e ingannano.Dietro alle metafore (quasi tutte sessuali) si può leggere un'ideologia pessimistica sulla natura e la società umana.

Si ritira dalle scene nel 1981. Muore all'età di 95 anni di polmonite nella sua villa di Hollywood, accanto alla figlia Victoria e alla seconda moglie, Audrey, di 53 anni.


"LA FIAMMA DEL PECCATO"

Proiezione del film Giovedì 12 Gennaio 2023 ore 15:30 Sala Attività della Biblioteca Sperelliana di Gubbio

genere noir, thriller – durata 103 minuti

“La fiamma del peccato” ("Double Indemnity") è un film del 1944 diretto da Billy Wilder, sceneggiatura di Billy Wilder e Raymond Chandler, interpretato da Fred MacMurray (Walter Neff), Barbara Stanwyck (Phyllis Dietrichson ) e Edward G. Robinson (Barton Keyes), adattamento dell'omonimo romanzo di James M. Cain del 1943.

Candidato a sette premi Oscar, è considerato uno dei primi e più rappresentativi film noir per la cupa ambientazione urbana e l'intensa caratterizzazione dei personaggi. Nel 1992 il film è stato scelto per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti, in quanto giudicato "di rilevante significato estetico, culturale e storico". Dal 2007 è al 29º posto nella lista dei 100 migliori film statunitensi di sempre.

I topoi del genere noir, dalla dark lady che manipola l'uomo all'ambientazione tutta in interni, passando per le atmosfere afose e fumose delle estati di Los Angeles, ci sono tutti ma vengono distribuiti da Wilder e Chandler con grande rigore e senso della misura, dando così vita a una storia che si dipana con naturalezza rapendo lo spettatore dal primo all'ultimo fotogramma.

La scrittura di Chandler, grande romanziere e teorico del nuovo giallo degli anni '40, si esalta nella confessione in prima persona del protagonista, che accompagna con la sua voce narrante l'intera pellicola: un unico (o quasi) lungo flashback in cui i soldi e il sesso assurgono a protagonisti assoluti della storia e, per estensione, a vero motore di ogni azione umana. Clicca per continuare a leggere

PRODUZIONE e SCENEGGIATURA. «Non avevo mai sentito quell'espressione, film noir, quando ho fatto La fiamma del peccato... Ho semplicemente fatto i film che avrei voluto vedere. Quando sono stato fortunato, i miei gusti hanno coinciso con quelli del pubblico. Con La fiamma del peccato sono stato fortunato.»(Billy Wilder)

Nel 1936 il romanzo La morte paga doppio fu pubblicato da James M. Cain in forma seriale sulla rivista Liberty. La storia traeva ispirazione dal caso di Ruth Snyder, condannata alla sedia elettrica nel 1927 per aver ucciso il marito, con la complicità del commesso viaggiatore Henry Judd Gray, dopo averlo convinto a stipulare un'assicurazione sulla vita di 48.000 dollari con la clausola della "doppia indennità".

L'agente dello scrittore inviò a tutte le major di Hollywood una copia del romanzo, le offerte furono però subito bloccate in quanto la trama violava le disposizioni del Codice Hays, le linee guida che specificavano cosa fosse o non fosse considerato "moralmente accettabile" nella produzione di film.

Nel settembre del 1943 la Paramount lo propose al regista Billy Wilder che, con lo sceneggiatore Charles Brackett, apportò alcune modifiche, riguardanti la scena in cui Phyllis è coperta solo da un asciugamano (ritenuta troppo provocatoria), l'intera sequenza della disposizione del cadavere sui binari e la scena finale della camera a gas. Sebbene avesse lavorato al primo adattamento, Brackett decise che l'argomento era troppo scabroso e si ritirò dal progetto, costringendo Wilder a trovare un altro collaboratore, che fu Raymond Chandler.

LE TECNICHE DI RIPRESA. Le riprese iniziarono il 27 settembre 1943 e proseguirono fino al successivo 24 novembre. Il film fu girato in California, nei Paramount Studios di Hollywood e in altre location nella contea di Los Angeles, soprattutto nella Downtown di Los Angeles. Le atmosfere dark del film furono realizzate grazie al lavoro di John Seitz, all'epoca primo direttore della fotografia della Paramount. Gli assolati esterni della Southern California furono contrapposti agli interni bui e tetri girati in studio e il contrasto fu accentuato "sporcando" il set, ovvero rovesciando alcuni posacenere e soffiando particelle di alluminio nell'aria in modo che galleggiassero sembrando polvere.

Un'altra tecnica usata da Seitz fu l'illuminazione attraverso l'uso di veneziane, così da dare l'illusione delle sbarre di una prigione che intrappolavano i personaggi. Wilder attinse anche alle sue radici e alla Berlino degli anni venti e con Seitz conferì al film uno sguardo sottilmente rievocativo del cinema espressionista tedesco, con uno spiegamento drammatico di luci e ombre. «Era pronto a tutto», ha dichiarato il regista, «a volte le riprese erano così scure che non si vedeva nulla, si è spinto al limite di ciò che si poteva fare».

Il finale originale del romanzo di James M. Cain richiedeva che i due protagonisti commettessero un doppio suicidio, all'epoca un elemento severamente vietato come modo di "risolvere" una trama dal Codice Hays. Per questo motivo, Billy Wilder girò un finale in cui Barton Keyes osservava Walter Neff andare verso la camera a gas,, ma la scena fu eliminata, tra le proteste di Raymond Chandler e della Paramount, perché la Production Code Administration la ritenne "molto discutibile". La PCA considerò comunque il film "eccessivamente macabro", predicendo che non sarebbe mai stato approvato dai consigli di censura locali e regionali.

DISTRIBUZIONE. La première di La fiamma del peccato si tenne al cinema Keith's di Baltimora il 3 luglio 1944. Il film fu distribuito nelle sale dal successivo 6 luglio e si rivelò subito un grande successo al botteghino, nonostante la campagna della cantante Kate Smith che invitò il pubblico a tenersi alla larga per questioni di moralità. «Ci furono un po' di problemi causati da questa ragazza grassa, Kate Smith», ha ricordato James M. Cain, «che stava portando avanti una propaganda chiedendo alla gente di stare lontana dal film. La sua pubblicità probabilmente ci ha fruttato un milione di dollari».

TRAMA. Los Angeles, 1938. L'agente assicurativo Walter Neff rientra a tarda notte nel suo ufficio presso la compagnia Pacific All Risk. Indebolito da una ferita alla spalla, inizia a confessare la sua storia al dittafono del collega Barton Keyes.

Inizia così il lungo flashback che caratterizza la gran parte del film, partendo dall'incontro tra Neff e l'affascinante Phyllis Dietrichson, insoddisfatta moglie di un suo cliente che gli propone di eliminare l'anziano e avaro marito dopo avergli fatto stipulare a sua insaputa una cospicua polizza sugli infortuni. Neff appare irreprensibile, ma Phyllis sa come usare l'arma della seduzione e non ci mette molto a convincerlo. I due pianificano quindi l'omicidio in modo di far sembrare la morte una caduta accidentale da un treno, così da rendere valida la clausola della doppia indennità e raddoppiare il capitale liquidato.

Il crimine viene compiuto secondo i piani, ma l’arguto Barton Keyes sospetta un omicidio e crede che Phyllis abbia assassinato il marito con l'aiuto di un complice, che identifica nel fidanzato della figlia di primo letto di Dietrichson Lola, con cui Phyllis ha intrecciato una relazione. Neff capisce di essere stato usato dalla donna e si reca da lei con l'intenzione di ucciderla, ma Phyllis spara per prima ferendolo alla spalla; Neff si avvicina e, nonostante la donna lo abbracci dicendogli di aver capito di amarlo, le spara a bruciapelo.

Si ritorna quindi all'inizio, quando Keyes arriva giusto in tempo per ascoltare la confessione e scoprire la verità sull'amico.

"IRMA LA DOLCE"

Proiezione del film Giovedì 19 Gennaio 2023 ore 15:30 Sala Attività della Biblioteca Sperelliana di Gubbio

genere commedia sentimentale, durata 137 minuti

"Irma la Dolce" ("Irma la Douce)" è un film del 1963 diretto da Billy Wilder, con protagonisti Jack Lemmon e Shirley MacLaine. Sceneggiatura di Billy Wilder, I.A.L. Diamond. È tratto dal musical omonimo francese del 1956 Irma la Douce su musiche di Marguerite Monnot e libretto di Alexandre Breffort.


"Strepitosa commedia del grande Billy Wilder, che in una Parigi ricostruita con gusto teatrale, sforna un vaudeville dai tempi comici perfetti, un gioiello di precisione e una girandola di gag straordinarie. E i più candidi possono perfino commuoversi nelle parentesi sentimentali del duo Jack Lemmon - Shirley MacLaine, la migliore coppia rosa del dopoguerra". (Massimo Bertarelli, 'Il giornale', 17 giugno 2001)


OSCAR NEL 1963 PER LA MIGLIOR COLONNA SONORA. DAVID DI DONATELLO 1964 PER MIGLIORE ATTRICE STRANIERA A SHIRLEY MACLAINE.


Nestor, ingenuo ex poliziotto, e Irma, prostituta pragmatica e romantica, si innamorano. Per impedire che lei frequenti altri clienti, lui si traveste periodicamente da facoltoso lord inglese e la riempie di denaro (che si procura lavorando di nascosto). Nestor diventa però geloso dell’affetto che Irma comincia a nutrire per il misterioso aristocratico; come fare per liberarsi dell’importuno? I titoli di testa sono inframmezzati da brevi conversazioni, fra Irma e i suoi clienti, che prima ancora dell'intervento del narratore esterno (necessario a inquadrare la vicenda) danno il la al film: ogni volta lei si inventa un passato diverso, avventuroso e patetico, persuadendoli così a incrementare il proprio compenso. Clicca per continuare a leggere

Il travestimento si conferma essere il tema di Wilder, qui declinato nei toni di una commedia deliziosa e amara, che recupera in pieno la lezione di Lubitsch sul fuori campo. Il film fu interamente girato a Hollywood, nello Studio 4 della Samuel Goldwyn.

La meticolosa ricostruzione dei mercati delle Halles e delle viuzze adiacenti fu opera della scenografia del "leggendario" Alexandre Trauner. Per questo lavoro, egli si avvalse di un ingente materiale fotografico, che resta una delle principali documentazioni dell'aspetto di quei quartieri, prima della loro demolizione, a causa della ristrutturazione urbana.

Lo scambio dei ruoli e il gioco delle apparenze coinvolgono il ruolo sociale (il poliziotto onesto viene creduto corrotto), quello psicologico (è Irma che vuole lavorare per mantenere il suo uomo), e in accenno anche quello di genere (durante la notte, la maschera per il sonno passa dal volto di Irma a quello di Nestor, il quale è l'opposto del modello maschile arrogante e volgare col quale si confronta, riuscendo a prevalere nello scontro fisico non con la forza ma con l'agile astuzia degna d'uno Charlot).

Irma la dolce è probabilmente la più gioiosa, libera e spumeggiante opera del regista, dove i classici temi wilderiani come lo scambio di identità e il travestimento vengono incardinati nella storia con una perfezione geometrica, figlia di chi ormai scrive i propri film a occhi chiusi.

Nonostante risulti mancante la cattiveria di altre opere a firma Wilder-Diamond, il film danza, per più di due ore, con un brio e un'eleganza unici, potendo benissimo assurgere a simbolo assoluto della commedia wilderiana per il grande pubblico e, forse, della “commedia brillante americana” in assoluto. Manifestando anche una sardonica amarezza di fondo.

Per il ruolo di Irma inizialmente era stata scelta Marilyn Monroe che però morì nel 1962 prima dell'inizio delle riprese. Jack Lemmon sposò l'attrice Felicia Farr a Parigi durante le riprese del film. Testimone delle nozze fu lo stesso Billy Wilder, regista del film.

TRAMA

Irma è una graziosa e minuta prostituta di Parigi che trova l'amore vero incontrando Nestore Patou, un ex poliziotto squattrinato; Irma decide quindi di lasciare Ippolito, il suo protettore (e fidanzato manesco) per mettersi con Nestore ma non vuole assolutamente abbandonare la "professione": infatti è per lei motivo di orgoglio il poter mantenere Nestore con tutti gli agi possibili.

Nestore non è contento di questa decisione, anzi impazzisce di gelosia nei confronti dei clienti di Irma.

Decide allora di usare uno stratagemma: per "limitare" l'attività professionale di Irma, Nestore si traveste da ricco e facoltoso Lord (Lord X) e presto diventa il suo unico cliente che, per un inconveniente lasciatogli dal crollo del ponte sul fiume Kwai, si accontenterà di giocare con le carte dei solitari insieme alla graziosa donnina.

Per corrispondere quanto dovuto a Irma dal generoso Lord X, però, Nestore dovrà massacrarsi di lavoro notturno ai mercati generali delle Halles. Quando egli si accorge che la sua donna inizia ad innamorarsi del suo alter ego, che è riuscita a risvegliare dai sopiti sensi, decide di inscenare un finto suicidio per liberarsi della sua doppia personalità.

L'equivoco genera un'indagine della polizia francese, che accusa Nestore di aver gettato il Lord nella Senna, conducendolo ad un processo in cui viene condannato a quindici anni di carcere per omicidio nonostante sia stato difeso dall'amico Moustache gestore del bistrot ritrovo delle donnine allegre che ha avuto una vita molto avventurosa con diverse professioni e mestieri.

Moustache riuscirà a fare evadere dalla prigione Nestore che infine, presentandosi nelle vesti di Lord X, dimostrerà così la sua innocenza.

Non manca il lieto fine con il matrimonio finale di Irma la dolce, rimasta incinta di Lord X, cioè di Nestore che "generosamente" riconoscerà il futuro pargolo come suo.


"L'ASSO NELLA MANICA"

Proiezione del film Giovedì 26 Gennaio 2023 ore 15:30 Sala Attività della Biblioteca Sperelliana di Gubbio

genere drammatico, durata 112 minuti

Diretto nel 1951 da Billy Wilder, "L'asso nella manica"("Ace in the Hole"), interpretato da Kirk Douglas e Jan Sterling, è un melodramma del 1951 sulla macchinazione di un giornalista disposto a tutto pur di raggiungere lo scoop, con questo film il regista precorre il tema della spettacolarizzazione della cronaca e delinea un amaro spaccato della società contemporanea, di cui dimostra di conoscere bene i meccanismi.

Siamo davanti ad un capolavoro che, dopo settant' anni, è ancora attuale. E' uno dei film più amari e spietati sul cinismo dei mass media, emozionante e profetico.

Wilder crea un personaggio cinico e miserabile (un magistrale Kirk Douglas) che rispecchia la crudeltà delle persone che, per denaro e successo, non hanno nessun riguardo neanche per la vita altrui. Lo scoop che il giornalista protagonista cerca di conseguire con tutti i mezzi, anche illeciti, riguarda la vicenda di un uomo caduto in una vecchia caverna e ivi rimasto imprigionato.

Uno di quei film di Wilder poco considerati da Hollywood a causa soprattutto del tema trattato ovvero la critica feroce al mondo del giornalismo e in senso lato anche alla società americana. (clicca per continuare a leggere)

Il set del film era uno dei più grandi fino ad allora costruiti, misurava 370 metri di altezza e 490 metri di profondità includendo una collina rocciosa dove era crollata la grotta. Inoltre vi erano numerose bancarelle lungo la strada, parcheggi, e un luna park. Le scene hanno occupato più di 1.000 comparse e oltre 400 automobili.

Impressionante l’analogia con la “tragedia di Vermicino”, la morte del bambino Alfredino Rampi, caduto in un pozzo nel 1980 con la diretta tv non stop e la creazione sul posto di un circo mediatico improntato alla più sfrenata curiosità morbosa.

TRAMA

Charles Chuck Tatum è un giornalista privo di scrupoli che, a causa dei suoi vizi (è un forte bevitore e un donnaiolo), viene licenziato dai più prestigiosi quotidiani di New York, Chicago e Detroit.

Per necessità si trasferisce quindi ad Albuquerque (Nuovo Messico), una piccola cittadina ancora mezza indiana e mezza messicana, nell'attesa di potere scrivere un articolo così importante da riportarlo negli ambienti che contano del giornalismo.

Mandato a coprire un evento fuori città, si imbatte in una frana che ha intrappolato un uomo, Leo Minosa, sceso a saccheggiare le tombe indiane di una vecchia caverna. Sfoderando tutto il suo fiuto per la notizia, ma anche il suo cinismo, contro il parere del capocantiere Smollet che vorrebbe procedere più velocemente puntellando la caverna, concorda con lo sceriffo del luogo di ritardare il più possibile gli aiuti, facendo perforare la roccia dall'altura con una perforatrice, allo scopo di creare clamore attorno all'evento, in modo da assicurarsene l'esclusiva. In tutto ciò si assicura anche la complicità della moglie di Leo, Lorraine, che gestisce in loco una piccola fatiscente locanda. Stanca della misera vita che conduce, Lorraine compatisce e disprezza il marito e intende lasciarlo.

Man mano che la squadra di soccorso monta la perforatrice sull'altura sopra la caverna e procede a perforare per raggiungere la caverna in cui è prigioniero Minosa, il sito del crollo si trasforma in un grottesco Luna Park con migliaia di curiosi affollati in roulotte e campeggi, giostre, baracconi, concerti country e quant'altro. La locanda di Lorraine, l'unica in zona, viene invasa dai turisti e fioccano inaspettati incassi.

Tatum e lo Sceriffo Kretzer sfruttano la situazione fino all'ultimo e persino Herbie Cook, il giovane e ingenuo fotografo che accompagnava il reporter, inizia a sognare di fare il salto verso la metropoli e i grandi quotidiani insieme a lui.

Purtroppo i giorni di immobilità al freddo e all'umido minano la pur solida salute di Leo, che contrae la polmonite; in extremis Tatum, sapendo che la sua gallina dalle uova d'oro ha meno di un giorno di vita, tenta di tornare al piano originario, ma il capocantiere Smollett lo avverte che le vibrazioni del maglio pneumatico hanno tanto indebolito la volta da rendere impraticabile quel sistema.

Leo muore, i sogni di Tatum si infrangono, Kretzer e Smollett vanno incontro a inchieste e indagini sulla loro erronea gestione dell'incidente e in ultimo Lorraine, insultata e maltrattata dal giornalista, lo pugnala al fianco con un paio di forbici, lasciando poi la zona col denaro guadagnato nel corso della settimana.

La trama del film è stata ispirata da due eventi della vita reale e in entrambi i casi, le vittime morirono prima di essere salvate:

· Il primo coinvolse Floyd Collins, che nel 1925 rimase intrappolato all'interno di una cava di sabbia nel Kentucky a seguito di una frana. Un giornale di Louisville, il Courier-Journal, inviò sulla scena il suo giornalista William Burke Miller, il quale trasformò con il suo articolo il tragico episodio in un evento nazionale, cosa che gli fece guadagnare un Premio Pulitzer. Il nome di Collins è citato nel film come un esempio di una vittima di una frana che diventa un evento mediatico.

· Il secondo evento ha avuto luogo nell'aprile 1949. Kathy Fiscus di San Marino in California cadde in un pozzo abbandonato e nel corso dell'operazione di soccorso, che durò diversi giorni, migliaia di persone arrivarono da ogni parte per guardare lo svolgersi dell'azione..

RICONOSCIMENTI

· Festival di Venezia 1951: Premio internazionale a Billy Wilder e Premio speciale per il miglior commento musicale a Hugo Friedhofer

· National Board of Review Awards 1951: miglior attrice (Jan Sterling)

· Nel 2017 è stato scelto per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti